Non so bene dov'è il mio "posto"

Sentirsi "appartenere", riconosciutə per ciò che si è, sapere a cosa si serve o qual è il senso della nostra vita... tante domande attraverso le quali passiamo, in particolare durante i periodi di transizione della vita.

22 gen 2026
Non so bene dov'è il mio "posto"

Avete spesso questa impressione di essere un po’ fuori posto rispetto al vostro ambiente, ai vostri amici, alla famiglia...?

L’impressione di dover “recitare una parte” per essere accettato(a)? O di non potervi esprimere, comportare, come vorreste perché delle regole invisibili ve lo impediscono?

Se fossi un po’ provocatoria, direi: "buona notizia, siete normal(e)".

Perché la vita ci porta necessariamente ad attraversare diverse tappe, diversi periodi e a evolvere in molti universi differenti, in cui ricopriamo ruoli altrettanto vari. Così siamo allo stesso tempo genitore, salariato, imprenditore, figlio o figlia dei nostri genitori, praticante di una disciplina sportiva, appassionato di modellismo, e mille altre cose ancora nelle quali ci realizziamo.

Eppure, diversi dei miei clienti o pazienti sono venuti a trovarmi con questa sensazione di smarrimento, di non sapere bene qual è il loro "posto", chi siano profondamente e come riconnettersi a se stessi, ai propri desideri, alle proprie aspirazioni, talvolta perfino alla propria identità.

Diverse origini di questa impressione
Questo malessere può avere diverse origini, provenire dalla vostra storia personale, familiare o relazionale. Affonda sempre le sue radici nell'infanzia, ma anche nell'adolescenza, che a mio avviso non viene presa sufficientemente in considerazione, e nel rapporto mantenuto con le figure parentali. Che si affronti l'argomento dal punto di vista delle teorie dell'attaccamento o da quello dell'educazione, ci si sviluppa generalmente conformandosi o opponendosi. Certo, può accadere che il contesto familiare abbia lasciato ampio spazio alla creatività e all'invenzione di sé. Ma credo che resti raro... E in ogni caso, si possono attraversare momenti di vita in cui la questione del trovare il proprio posto si pone comunque.

- La "sindrome del bravo bambino": quando il percorso è tracciato dal nostro ambiente e noi vi ci conformiamo, in particolare per non fare dispiacere, per non stonare nel paesaggio familiare o sociale, per essere accettato(e);

- Il posto nella fratria, nei gruppi di pari: qualunque sia questo posto, essere il maggiore, il minore, il beniamino di casa, modella i nostri modi di essere (dare il buon esempio, occuparsi dei più piccoli, affermarsi contro tutto e tutti, non passare inosservato(a)...)

- L'impegno sotto costrizione: si stringono i denti, si “mandano giù i rospi” ma l'ambiente è duro, persino coercitivo, bisogna “riuscire” o “rientrare nel quadro”, e ci si abitua, talvolta ci si può dire che non si ha scelta;

- L'originalità difficile da far accettare dall'entourage: quando in un ambiente piuttosto “serio” è poco ammesso mostrare originalità o creatività... ma si può immaginare che in un ambiente più creativo, essere al contrario molto organizzati e razionali non sia così semplice;

- Gli incidenti di vita che fanno perdere i punti di riferimento: perdita di un genitore, malattia grave, incidente professionale,... ci si credeva lucidi e alla fine le carte vengono rimescolate e ci si ritrova in mezzo a un incrocio immaginario, a chiedersi quale strada prendere per “essere se stessi”.

Dedicherò un altro post al tema dell'identità, tema appassionante se mai ve n'è uno! Ma in premessa dirò che “ciò che siamo” è un insieme di cose che non cambiano (o cambiano poco) e di un adattamento, di un'evoluzione permanenti che ci trasformano.

Come fare per sentirsi meglio?
La terapia vi aiuta a ritrovarvi su chi siete veramente. In una certa misura, anche il coaching, e in particolare quando ci si concentra sulla sfera professionale.
Considerando quanto precede, questo “chi siete veramente” va inteso come l'intreccio tra ciò che vi costituisce profondamente, quella personalità che a volte avete ricoperto di molti strati per adattarvi, per fare piacere, per essere accettato(e)... e ciò che siete qui e ora, nel contesto di vita che è il vostro, tenendo conto della vostra età, delle vostre aspirazioni, del vostro ambiente di vita...
Se gli strumenti e gli approcci possono variare, aiutarvi a definire meglio o a riprendere il vostro “posto” passa almeno per tre grandi fasi:
- Capirvi meglio nei vostri modi di funzionare, in ciò che fa la vostra particolarità, i vostri punti di forza e i vostri punti “deboli” (anche se non amo questa parola). Può passare attraverso test di personalità, lavorare sulla linea temporale della vostra esistenza, utilizzare giochi di carte proiettive... L'idea è delimitare i contorni di chi siete e elencare ciò che volete mantenere o far evolvere.

- Esplorare la vostra situazione attuale (o le situazioni) e vedere come affermare maggiormente o meglio chi siete. Precisare un ambiente di vita al quale aspirate, rafforzare la vostra capacità di “dire le cose” piuttosto che tenerle per voi, osare affermare il vostro punto di vista, anche se differisce dalla maggioranza, ascoltare le vostre intuizioni... sono tutti ambiti di lavoro affinché possiate prendere meglio quel posto cui aspirate.

- Lasciare “decantare” tutti questi apprendimenti per esprimervi con naturalezza in un modo nuovo e probabilmente in un rapporto con gli altri diverso (dare maggiormente il vostro parere, essere proattivo(a) laddove non lo eravate, prendere le redini invece di lasciarvi guidare...)

In sintesi
Naturalmente, un articolo di blog è ben insufficiente per trattare un tema così complesso.
Ma nulla è fisso, mai. Ogni persona ha la capacità di far muovere le cose, di cambiare il proprio modo di guardare alle situazioni e agli altri. E quindi di cambiare il proprio modo di investire lo spazio, le relazioni, l'ambiente.

Ed è certo che se fate evolvere il vostro modo di posizionarvi rispetto agli altri, l'effetto sarà più globale e vi si rivolgeranno in modo diverso.

Contattatemi se anche voi state cercando il vostro "posto".